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cardinale Turkson

Durante la rueda de prensa para presentar la encíclica de Su Santidad el Papa Francisco « Laudato si', sobre el cuidado de la casa común », ha intervenido en italiano :

- Su Eminencia el Cardenal Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consejo «Justicia y Paz»; [Text ENG]

Fuente: http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/06/18/0480/01050.html

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Eminenze, Eccellenze, signori ospiti, distinti rappresentati dei “media”, quanti ci seguono alla radio e alla televisione, signore e signori, cari amici,

vi porgo anzitutto un saluto da parte del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, onorati di essere stati chiamati ad aiutare il Santo Padre nel suo insegnamento magisteriale nella stesura della Lettera Enciclica Laudato si’.

Il più cordiale benvenuto ai presentatori del testo, che sono:

- Sua Eminenza il Metropolita di Pergamo, John Zizioulas, in rappresentanza del Patriarcato Ecumenico e della Chiesa Ortodossa, che ci parlerà della teologia e della spiritualità, con le quali l’Enciclica si apre e si chiude.

- Il prof. John Schellnhuber, fondatore e direttore dell’Istituto di Potsdam per le Ricerche sull’impatto climatico, che qui rappresentanza le scienze naturali con le quali l’Enciclica entra in dialogo profondo. Congratulazioni per la sua nomina a membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze, che pure ha contribuito in modo significativo alla Enciclica.

- La professoressa Carolyn Woo, Presidente dei Servizi di Soccorso cattolici, ed ex-decana del Mendoza College of Business, dell’Università Notre Dame, che rappresenta i settori dell’economia, della finanza, degli affari e del commercio, le cui risposte alle grandi sfide ambientali sono tanto cruciali.

- La maestra Valeria Martano, romana e insegnante da 20 anni nelle periferie di Roma, testimone del degrado ambientale e umano, ed anche delle «migliori pratiche» che sono un segno di speranza.

La loro presenza e quanto ci diranno, ci ricordano che l’Enciclica Laudato si’- sulla cura della casa comune, si pone fin dall’inizio in dialogo con tutte le persone, le organizzazioni e le istituzioni che condividono questa stessa preoccupazione. Essi affrontano prospettive diverse, ma che la situazione mondiale ci fa scoprire sempre più intrecciate tra loro e complementari: le ricchezze della fede e della tradizione spirituale, la serietà del lavoro di ricerca scientifica, l’impegno concreto, a vari livelli, per uno sviluppo equo e sostenibile.

Questo tipo di dialogo è stato presente anche nel metodo di redazione che il Santo Padre ha voluto per la redazione dell’Enciclica. Ha fatto affidamento su un’ampia serie di contributi. Alcuni, in particolare quelli di molte Conferenze episcopali di tutti i continenti, sono indicati nelle note. I nomi di altri che hanno partecipato alle diverse fasi di questo lavoro1, sino a quella, sempre complessa, della traduzione e della stampa, rimangono nell’ombra. Il Signore saprà ricompensare la loro generosità e dedizione.

Come è ormai chiaro a tutti, l’Enciclica prende il nome dall’invocazione di san Francesco d’Assisi:«Laudato si’, mi’ Signore» che nel Cantico delle creature ricorda che la terra, la nostra casa comune, «è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sua braccia» (n. 1). Il riferimento a san Francesco indica anche l’atteggiamento su cui si fonda tutta l’Enciclica, quello della contemplazione orante, e ci invita a guardare al «poverello di Assisi» come a una fonte di ispirazione. Come afferma l’Enciclica, san Francesco è «l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. […] In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore» (n. 10).

Al centro del percorso della Laudato si’, troviamo questo interrogativo: «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che ora stanno crescendo?». Papa Francesco prosegue: «Questa domanda riguarda non solo l’ambiente in modo isolato, perché non si può porre la questione in maniera parziale». Questo porta ad interrogarsi sul senso dell’esistenza e sui valori che stanno alla base della vita sociale: «Per quale fine ci troviamo in questa vita? Per quale scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi?». Se non ci poniamo queste domande di fondo – dice il Pontefice – «non credo che le nostre preoccupazioni ecologiche potranno ottenere effetti importanti» (n. 160).

Queste domande nascono da una constatazione: oggi la terra, nostra sorella, maltrattata e saccheggiata, si lamenta; e i suoi gemiti si uniscono a quelli di tutti i poveri e di tutti gli «scartati» del mondo. Papa Francesco invita ad ascoltarli, sollecitando tutti e ciascuno – singoli, famiglie, collettività locali, nazioni e comunità internazionale – a una «conversione ecologica», secondo l’espressione di san Giovanni Paolo II, cioè a «cambiare rotta», assumendo la responsabilità e la bellezza di un impegno per la «cura della casa comune». Lo fa riprendendo le parole del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, qui rappresentato da Sua Eminenza il Metropolita Giovanni di Pergamo: «Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica […], contribuiscano al cambiamento climatico […], inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati» (n. 8).

Allo stesso tempo Papa Francesco riconosce che nel mondo si va diffondendo la sensibilità per l’ambiente e la preoccupazione per i danni che esso sta subendo. In base a questa constatazione, il Papa mantiene uno sguardo di fiduciosa speranza sulla possibilità di invertire la rotta: «L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune» (n. 13); «l’essere umano è ancora capace di intervenire positivamente» (n. 58); «non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi» (n. 205).

Proprio nella chiave del cammino di conversione e di speranza in un futuro rinnovato, Papa Francesco mette al centro dell’Enciclica il concetto di ecologia integrale, come paradigma in grado di articolare le relazioni fondamentali della persona con Dio, con se stessa, con gli altri esseri umani, con il creato. Vale la pena di ascoltare le sue stesse parole, al n. 139:

«Quando parliamo di “ambiente” facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati. Le ragioni per le quali un luogo viene inquinato richiedono un’analisi del funzionamento della società, della sua economia, del suo comportamento, dei suoi modi di comprendere la realtà. Data l’ampiezza dei cambiamenti, non è più possibile trovare una risposta specifica e indipendente per ogni singola parte del problema. È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura».

È questa la cornice al cui interno vanno collocati i diversi temi trattati dall’Enciclica, che nei diversi capitoli vengono ripresi e continuamente arricchiti partendo da prospettive differenti (cf. n. 16). Ad esempio l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso: la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita; e l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso – quest’ultimo è il tema della Professoressa Carolyn Woo (n. 16)

L’Enciclica si articola in sei capitoli, la cui successione delinea un percorso preciso.

Il punto di partenza (cap. I) è costituito da un ascolto spirituale dei migliori risultati scientifici oggi disponibili in materia ambientale, per «lasciarcene toccare in profondità e dare una base di concretezza al percorso etico e spirituale che segue». La scienza è lo strumento privilegiato attraverso cui possiamo ascoltare il grido della terra. Si affrontano così questioni estremamente complesse e urgenti, come ci spiegherà il Prof. John Schellnhuber, alcune delle quali – come i cambiamenti climatici e soprattutto le loro cause – sono oggetto di un acceso dibattito in campo scientifico. L’obiettivo dell’Enciclica non è quello di intervenire in questo dibattito, cosa di competenza degli scienziati, e tanto meno di stabilire esattamente in quale misura i cambiamenti climatici siano una conseguenza dell’azione umana. Il Santo Padre lo ricordava già il 15 gennaio scorso nel volo dallo Sri Lanka alle Filippine. Nella prospettiva dell’Enciclica – e della Chiesa – è sufficiente che l’attività umana sia uno dei fattori che spiegano i cambiamenti climatici perché ne derivi una responsabilità morale grave di fare tutto ciò che è in nostro potere per ridurre il nostro impatto e scongiurarne gli effetti negativi sull’ambiente e sui poveri.

Il passo successivo nel percorso dell’Enciclica (cap. II) è il ricupero delle ricchezze della tradizione giudeo-cristiana, anzitutto nel testo biblico e poi nell’elaborazione teologica che si fonda su di essa. Questa rivelazione esplicita la «tremenda responsabilità» dell’essere umano nei confronti della creazione, l’intimo legame fra tutte le creature e il fatto che «l’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti» (n. 95).

L’analisi si occupa poi (cap. III) delle «radici della situazione attuale, in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause più profonde» (n. 15), in un dialogo con la filosofia e le scienze umane. L’obiettivo è quello di elaborare il profilo di un’ecologia integrale (cap. IV) che, nelle sue diverse dimensioni, comprenda «il posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda», nelle diverse dimensioni della nostra vita, nell’economia e nella politica, nelle diverse culture, in particolare in quelle più minacciate, e finanche in ogni momento della nostra vita quotidiana.

Su questa base il cap. V affronta la domanda su che cosa possiamo e dobbiamo fare, e propone una serie di prospettive di rinnovamento della politica internazionale, nazionale e locale, dei processi decisionali in ambito pubblico e imprenditoriale, del rapporto tra politica ed economia e di quello tra religioni e scienze. In questo contesto si inseriscono i contributi di tre testimoni romani invitati: l’insegnante Valeria Martano, che interverrà, il giovane Marco Francioni e l’anziana Giovanna La Vecchia, che saranno disponibili per interviste.

Per Papa Francesco è indispensabile che la costruzione di cammini concreti non venga affrontata in modo ideologico, superficiale o riduzionista. Per questo è indispensabile il dialogo, un termine presente nel titolo di ogni sezione di questo capitolo: «Ci sono discussioni, su questioni relative all’ambiente, nelle quali è difficile raggiungere un consenso. […] La Chiesa non pretende di definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica, ma [io] invito a un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità particolari o le ideologie non ledano il bene comune» (n. 188).

Infine, sulla base della convinzione che «ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo», il cap. VI propone «alcune linee di maturazione umana ispirate al tesoro dell’esperienza spirituale cristiana». In questa linea l’Enciclica si chiude offrendo il testo di due preghiere: la prima da condividere con i credenti di altre religioni e la seconda con i cristiani, riprendendo l’atteggiamento di contemplazione orante con cui si era aperta.

L’umanità, nel suo rapporto con l’ambiente, si trova di fronte a sfide cruciali, che richiedono anche l’elaborazione di politiche adeguate, che peraltro figurano nell’agenda internazionale. Certamente la Laudato si’ potrà e dovrà avere un impatto su questi processi. Tuttavia anche un rapido esame del suo contenuti, come quello che ho appena delineato, mostra che essa ha una natura magisteriale, pastorale e spirituale, la cui portata, ampiezza e profondità non possono essere ridotte all’ambito delle sole politiche ambientali.

Grazie!

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1 Questo è quanto lo stesso Papa ha dichiarato sull’aereo nel viaggio verso Manila, ed è quindi già noto: «L’Enciclica: la prima bozza l’ha fatta il cardinale Turkson insieme alla sua équipe. Poi io, con l’aiuto di alcuni, ho preso questa stesura e ci ho lavorato. Con alcuni teologi ho poi redatto una terza bozza: ne ho inviato una copia alla Congregazione per la Dottrina della Fede, una alla Seconda Sezione della Segreteria di Stato e una al Teologo della Casa Pontificia (…) Tre settimane fa ho ricevuto le risposte (…) tutte costruttive. E adesso mi prenderò una intera settimana di marzo per finirla. Credo che alla fine di marzo sarà terminata e andrà ai traduttori. Penso che se il lavoro di traduzione andrà bene (…), a giugno o luglio potrà uscire.» (15 gennaio 2015)